Green River Killer | Menti Oscure
Dentro la mente del Green River Killer: normalità, controllo e il massacro invisibile della periferia americana.
• banalità del male e invisibilità sociale • psicopatia e parafilia • misoginia e necrofilia • il serial killer più prolifico d’America
Introduzione
Le acque del Green River scorrono tranquille sotto il cielo grigio di Seattle. Sotto quella superficie, la polizia inizia a trovare corpi. Corpi di donne abbandonate come rifiuti. L’uomo che si nasconde dietro a questi delitti non ha il volto di un mostro, ma quello di un padre di famiglia, di un collega tranquillo, di un assiduo frequentatore di chiesa. Gary Ridgway ha ucciso almeno 49 donne in quasi vent’anni. Nessuno lo ha visto.
L'uomo invisibile
Gary Leon Ridgway nasce il 18 febbraio 1949 a Salt Lake City, Utah. Cresce con i due fratelli a SeaTac, Washington, in un ambiente familiare profondamente disfunzionale. Il padre, Thomas Newton Ridgway, era un camionista alcolizzato che frequentava prostitute: una figura passiva che normalizzò involontariamente l’idea che la sessualità fosse qualcosa di furtivo, mercificabile, da comprare. Una sera a tavola raccontò al figlio di un collega che aveva avuto rapporti sessuali con i cadaveri durante un periodo di lavoro in un obitorio. Per il giovane Gary quella storia diventò una fantasia ricorrente.
La madre, Mary Rita Steinman, fu la figura psicologicamente più devastante. Dominante, umiliante, sessualmente ambigua nella percezione del figlio: lo mortificava per la scarsa intelligenza scolastica e per l’enuresi notturna che lo accompagnò fino all’adolescenza. Ridgway la descrisse in modo confuso e contraddittorio, percependola al tempo stesso come oppressiva e sessualmente provocante. Questa combinazione generò un conflitto irrisolvibile tra desiderio e disprezzo verso le donne — un conflitto che avrebbe alimentato per decenni.
A sei anni accoltellò un bambino. Successivamente tentò di affogarne un altro. La rabbia che non poteva sfogare sulla madre la scaricava sugli animali, sulle cose, sulle persone più vulnerabili che aveva intorno.
La maschera grigia
Da adulto Gary Ridgway sembra un uomo normale. Si sposa più volte, ha un figlio, lavora per trent’anni come verniciatore di camion presso la Kenworth a Seattle. Va a messa, legge la Bibbia. I colleghi lo descrivono come tranquillo, assiduo, irrilevante. Non aveva il fascino manipolativo di Bundy, né la stravaganza di Gacy. Era semplicemente anonimo — e l’anonimato fu la sua arma più efficace.
La sua vita era uno schema rigido: casa, lavoro, chiesa. Quella routine gli permise di allontanare ogni sospetto e di mantenere un controllo totale sulla propria esistenza, che si rifletteva nella pianificazione meticolosa dei crimini. Non aveva bisogno di creare una maschera affascinante. Gli bastava essere invisibile.
Nel frattempo, passava le notti a cercare vittime lungo la Pacific Highway South, adescando prostitute e ragazze vulnerabili con la promessa di denaro o un passaggio. Le strangolava. Abbandonava i corpi nei boschi, nei pressi del Green River. E poi tornava a casa.
Il profilo psicopatologico
Ridgway è un manuale di psicopatia con forti elementi di parafilia. Il suo metodo preferito era lo strangolamento manuale: un atto intimo, che richiede contatto fisico prolungato e sforzo, che indica un bisogno di controllo totale sulla persona. Per lui l’omicidio era l’atto finale del dominio.
Ammise di aver avuto rapporti sessuali con i corpi delle vittime. La motivazione che fornì fu agghiacciante nella sua freddezza: lo faceva per risparmiare denaro in prostitute. Una riduzione totale della persona a oggetto, senza residuo di umanità. Non c’erano sentimenti, non c’erano legami. La donna non si sarebbe opposta. Non avrebbe sentito nulla.
Sceglieva prostitute e ragazze fuggiasche perché sapeva che sarebbero state le ultime a essere cercate. Mostrava ai clienti le foto di suo figlio per guadagnarsi la fiducia. Piantava false prove sui corpi per depistare le indagini. A volte tornava sui luoghi di abbandono per avere nuovi rapporti con le vittime decomposte. Disponeva i corpi in gruppi, per facilitare il ritorno. Non era un genio intellettuale, ma nel senso dell’adattamento pratico alla devianza non aveva uguali.
La sua ossessione sessuale compulsiva, la necrofilia, la misoginia profonda convivevano con una vita pubblica di totale normalità. Questo contrasto — tipico dei serial killer organizzati — rese impossibile per anni collegarlo ai crimini.
L'interrogatorio
Ridgway fu arrestato il 30 novembre 2001, dopo che nuove analisi del DNA lo collegarono a quattro vittime. L’interrogatorio che portò alla confessione completa fu condotto dal detective Tom Jensen e dal suo team in modo strategico: non cercavano una resa dei conti morale, ma facevano leva sul bisogno di controllo di Ridgway e sulla sua paura della pena di morte.
All’inizio mantenne il tono di sempre: calmo, ordinario, collaborativo in superficie.
— Gary, sappiamo che c’è qualcosa che non va. Abbiamo il tuo DNA che ci lega a tre, forse quattro ragazze. Sappiamo che sei stato lì. Ma ti abbiamo anche seguito per anni e sappiamo che non sei un mostro folle. Sei metodico, hai una logica. E siamo qui per un motivo: dare risposte alle madri. Non vogliamo la pena di morte, Gary. Vogliamo i corpi.
— Non so di cosa parliate. Non ho mai fatto del male a nessuno. Non sono stato al Green River per anni. Io non sono quel tipo di persona.
La polizia gli offrì formalmente l’immunità dalla pena di morte in cambio di una confessione completa.
— Gary, il tuo DNA è schiacciante. Ti offriamo l’unica cosa che possiamo: la tua vita. Ma devi essere sincero, su tutto. Quante vittime? Dove sono?
A quel punto la maschera si incrinò — ma per far emergere non il rimorso, ma il calcolatore pragmatico.
— Va bene, se l’accordo è valido, vi dirò dove sono. Ma dovete capire: non ricordo tutti i nomi. Ricordo i posti, i fiumi, i boschi. Non mi piaceva lasciarle in giro.
Il tono con cui descrisse gli omicidi fu quello di chi racconta una giornata di lavoro.
— Raccontaci di Wendy. Come l’hai incontrata.
— L’ho presa sul Pacific Highway. Era una prostituta. Eravamo in macchina, sul sedile anteriore. Le ho offerto del denaro per un atto sessuale. Poi, quando eravamo vicino al Green River, le ho messo le mani intorno al collo e l’ho strangolata.
— E poi?
— Ho sistemato il corpo. Ho fatto il mio dovere. L’ho nascosta. Cercavo di mettere i corpi in gruppi, a volte tre. Per facilitare il ritorno. Volevo che si decomponessero in modo naturale. Non volevo che fossero trovati subito.
— Gary, cosa provavi quando strangolavi queste donne?
— Nulla. Era solo una cosa che dovevo fare. Era un progetto. Le odiavo. O forse odiavo quello che rappresentavano. Ma dopo non provavo nulla. Andavo a casa. Andavo in chiesa. Ero un marito. Ero Gary.
L’unica crepa emotiva reale si aprì durante l’udienza di condanna, non nell’interrogatorio. Mentre i parenti delle vittime leggevano le loro dichiarazioni, un padre si rivolse direttamente a lui.
— Mr. Ridgway, ci ha reso molto difficile vivere secondo ciò in cui credo, che è quello che Dio dice di fare: perdonare. Ma per lei, signore, lei è perdonata.
Ridgway scoppiò in un pianto sommesso. Gli psicologi dibatterono a lungo se fosse vero pentimento o autocompassione. Fu comunque l’unico momento in cui qualcosa di umano trapelò attraverso la maschera.
L’interrogatorio si concluse con Ridgway che disegnò mappe precise per aiutare la polizia a localizzare le fosse comuni. Il suo modo finale, agghiacciante e metodico, di chiudere il suo progetto trentennale.
Le vittime
Tra il 1982 e il 1998 Ridgway uccise almeno 49 donne. Le adescava lungo la Pacific Highway South, promettendo denaro o un passaggio. Le strangolava. Abbandonava i corpi nei boschi, nei pressi del Green River. L’identificazione andò avanti per decenni: l’ultima vittima accertata, Lori Anne Razpotnik, 15 anni, fu identificata solo nel 2023.
- Wendy Lee Coffield, 16 anni – scomparsa l’8 luglio 1982, ritrovata il 15 luglio 1982
- Gisele Ann Lovvorn, 17 anni – scomparsa il 17 luglio 1982, ritrovata il 25 settembre 1982
- Debra Lynn Bonner, 23 anni – scomparsa il 25 luglio 1982, ritrovata il 12 agosto 1982
- Marcia Faye Chapman, 31 anni – scomparsa il 1 agosto 1982, ritrovata il 15 agosto 1982
- Cynthia Jean Hinds, 17 anni – scomparsa l’11 agosto 1982, ritrovata il 15 agosto 1982
- Opal Charmaine Mills, 16 anni – scomparsa il 12 agosto 1982, ritrovata il 15 agosto 1982
- Terry René Milligan, 16 anni – scomparsa il 29 agosto 1982, ritrovata il 1 aprile 1984
- Mary Bridget Meehan, 18 anni – scomparsa il 15 settembre 1982, ritrovata il 13 novembre 1983
- Debra Lorraine Estes, 15 anni – scomparsa il 20 settembre 1982, ritrovata il 30 maggio 1988
- Linda Jane Rule, 16 anni – scomparsa il 26 settembre 1982, ritrovata il 31 gennaio 1983
- Denise Darcelle Bush, 23 anni – scomparsa l’8 ottobre 1982, ritrovata il 12 giugno 1985
- Shawnda Lee Summers, 16 anni – scomparsa il 9 ottobre 1982, ritrovata l’11 agosto 1983
- Shirley Mary Sherrill, 18 anni – scomparsa il 20-22 ottobre 1982, ritrovata nel giugno 1985
- Rebecca Marrero, 20 anni – scomparsa il 3 dicembre 1982, ritrovata il 21 dicembre 2010
- Colleen Renee Brockman, 15 anni – scomparsa il 24 dicembre 1982, ritrovata il 26 maggio 1984
- Sandra Denise Major, 20 anni – scomparsa il 24 dicembre 1982, ritrovata il 30 dicembre 1985
- Alma Ann Smith, 18 anni – scomparsa il 3 marzo 1983, ritrovata il 2 aprile 1984
- Delores Laverne Williams, 17 anni – scomparsa tra l’8 e il 14 marzo 1983, ritrovata il 31 marzo 1984
- Gail Lynn Matthews, 23 anni – scomparsa il 10 aprile 1983, ritrovata il 18 settembre 1983
- Andrea M. Childers, 19 anni – scomparsa il 14 aprile 1983, ritrovata l’11 ottobre 1989
- Sandra Kaye Gabbert, 17 anni – scomparsa il 17 aprile 1983, ritrovata il 1 aprile 1984
- Kimi K. Pitzer, 16 anni – scomparsa il 17 aprile 1983, ritrovata il 15 dicembre 1983
- Marie M. Malvar, 18 anni – scomparsa il 30 aprile 1983, ritrovata il 26 settembre 2003
- Carol Ann Christensen, 21 anni – scomparsa il 3 maggio 1983, ritrovata l’8 maggio 1983
- Martina Teresa Authorlee, 18 anni – scomparsa il 22 maggio 1983, ritrovata il 14 novembre 1984
- Cheryl Lee Wims, 18 anni – scomparsa il 23 maggio 1983, ritrovata il 22 marzo 1984
- Yvonne Shelley Antosh, 19 anni – scomparsa il 31 maggio 1983, ritrovata il 15 ottobre 1983
- Carrie Ann Rois, 15 anni – scomparsa tra il 31 maggio e il 13 giugno 1983, ritrovata il 10 marzo 1985
- Constance Elizabeth Naon, 20 anni – scomparsa l’8 giugno 1983, ritrovata il 27 ottobre 1983
- Kelly Mary Ware, 22 anni – scomparsa il 28 luglio 1983, ritrovata il 29 ottobre 1983
- Tina Mary Thompson, 21 anni – scomparsa il 25 luglio 1983, ritrovata il 20 aprile 1984
- April Dawn Buttram, 16 anni – scomparsa il 18 agosto 1983, ritrovata il 30 agosto 2003
- Debbie Mae Abernathy, 26 anni – scomparsa il 5 settembre 1983, ritrovata il 31 marzo 1984
- Tracy Ann Winston, 19 anni – scomparsa il 12 settembre 1983, ritrovata il 27 marzo 1986
- Maureen Sue Feeney, 19 anni – scomparsa il 28 settembre 1983, ritrovata il 2 maggio 1986
- Mary Sue Bello, 25 anni – scomparsa l’11 ottobre 1983, ritrovata il 12 ottobre 1984
- Tammie Charlene Liles, 16 anni – scomparsa il 9 giugno 1983, ritrovata nell’aprile 1985
- Lori Anne Razpotnik, 15 anni – identificata nel dicembre 2023
Tre donne associate al caso rimangono formalmente non imputate a Ridgway: Kassee Ann Lee, Kelly Kay McGinnis e Patricia Ann Osborn. I loro casi restano aperti.
Trascrizione dell’episodio
Le acque del Green River scorrono tranquille sotto il cielo grigio di Seattle. Ma sotto quella superficie calma, la polizia inizia a trovare corpi. Corpi di donne legate e abbandonate come rifiuti.
L’uomo che si nasconde dietro a questi delitti non ha il volto di un mostro, ma quello di un padre di famiglia. È Gary Ridgway, il serial killer più prolifico della storia americana al momento della sua condanna. Gary Leon Ridgway nacque il 18 febbraio 1949 a Salt Lake City, nello Utah. Allo stato attuale è ancora detenuto e sta scontando gli ergastoli. Ridgway è stato condannato per 49 vittime certe, in un periodo di attività che va dal 1982 al 1998. È lui stesso a confessare di aver ucciso tra le 71 e le 80 donne. I dati non sono certi, sia a causa della sua scarsa memoria che per le difficoltà di identificare tutti i resti.
Il padre, Thomas Newton Ridgway, era un camionista alcolizzato che frequentava prostitute. Una figura passiva che, raccontando al figlio di un collega che aveva avuto rapporti sessuali con i cadaveri durante un periodo di lavoro in un obitorio, introdusse nella mente di Gary una fantasia ricorrente incentrata sulla necrofilia e sul sesso senza sentimenti. Normalizzò involontariamente l’idea che la sessualità fosse qualcosa di transazionale e degradante.
La madre, Mary Rita Steinman, fu la figura dominante e psicologicamente la più dannosa. Era estremamente controllante e umiliante: mortificava il figlio per la scarsa intelligenza scolastica e per l’enuresi notturna che lo accompagnò fino all’adolescenza. Ridgway la descrisse in modo confuso e contraddittorio, percependola come oppressiva e al tempo stesso sessualmente provocante. Questa combinazione contribuì a creare in lui un conflitto tra il desiderio sessuale e il totale disprezzo per le donne. La tirannia emotiva della madre generò rabbia e frustrazione. Il disinteresse del padre e le sue storie devianti fornirono al giovane Gary il veicolo per sfogare quel rancore, in un atto di controllo assoluto.
Già a sei anni accoltellò un bambino. Successivamente tentò di affogarne un altro.
Dall’interrogatorio di Gary Ridgway con gli investigatori:
— Ero arrabbiato con lei perché continuava a spingermi, a spingermi, a spingermi a ricordare cose che non riuscivo a ricordare. Volevo solo che si fermasse.
— E non si fermò.
— Non lo sapeva. Le altre cose, invece di farle del male a lei, le facevo alle cose vive. Uccidevo animali. Ho accoltellato un bambino una volta, con un coltello. Ma era su quello che sfogavo la mia aggressività. Non potevo sfogarla su mia madre, quindi la sfogavo sugli animali.
— Quanti animali hai ucciso?
— Oh, ho ucciso molti uccelli. Un gatto, soffocato. Cuccioli di cani, per farli soffrire. Ho tirato molti sassi a mio fratello.
— E poi, dopo che era morta, cosa avresti fatto?
— Non lo sapevo. Volevo solo che si fermasse. Con le mani. Forse con un coltello.
— Cosa avresti fatto con il coltello?
— Tagliarle la gola. Per farla smettere di umiliarmi. Non riuscivo a ricordare le cose, e quello era l’unico modo che riuscivo a immaginare per farle smettere.
— Quando hai cominciato ad avere fantasie sessuali su tua madre?
— A 14 o 15 anni, credo.
— Raccontami.
— La vedevo prendere il sole. Pensavo che sarebbe stata… che avere rapporti con lei sarebbe stato bello. Ma era mia madre. Era l’unica donna nella mia vita. Conoscevo solo le ragazze del quartiere. Avevo fantasie di avere rapporti con lei, ma sapevo che non era giusto. Era sempre in costume. Usciva dal lavoro e andava in giardino. Era invitante fantasticare. Tutte le donne mi attraevano così. Sono diverse. Mi eccitavano.
— Nello stesso periodo odiavi tua madre per quello che ti faceva.
— Sì.
— Come convivevano questi pensieri nella tua testa?
— Quando era lì sdraiata, era più un oggetto sessuale che una madre. Le fantasie sessuali e il desiderio di farle del male erano due cose separate. Quando era sempre lì a umiliarmi.
Ridgway cresce a SeaTac, Washington. Da adulto sembra un uomo normale: si sposa più volte, ha un figlio, lavora per trent’anni come verniciatore di camion presso la Kenworth. Va a messa, legge la Bibbia. Non aveva il fascino manipolativo di Bundy, né la stravaganza di Gacy. Era semplicemente anonimo. E l’anonimato fu la sua arma più efficace.
Ma in realtà era ossessionato dal sesso, frequentava prostitute, provava una profonda rabbia verso di loro. Viveva una contraddizione costante: cercava di essere devoto, ma passava le notti a cercare vittime. La sua patologia non richiedeva una maschera affascinante, ma una maschera di grigia normalità. Nel suo totale isolamento emotivo commetteva atti orribili per poi tornare a casa dalla sua famiglia.
L’interrogatorio che portò alla confessione avvenne nel 2001, dopo il suo arresto grazie alle nuove prove del DNA. Il detective Tom Jensen e il suo team non cercavano una confessione morale, ma facevano leva sul bisogno di controllo di Ridgway e sulla sua paura della pena di morte.
— Gary, sappiamo che c’è qualcosa che non va. Abbiamo il tuo DNA che ci lega a tre, forse quattro ragazze. Sappiamo che sei stato lì. Ma ti abbiamo anche seguito per anni e sappiamo che non sei un mostro folle. Sei metodico, hai una logica. E siamo qui per un motivo: dare risposte alle madri. Non vogliamo la pena di morte, Gary. Vogliamo i corpi.
— Non so di cosa parliate. Non ho mai fatto del male a nessuno. Non sono stato al Green River per anni. Io non sono quel tipo di persona.
La polizia gli offrì l’immunità dalla pena di morte in cambio di una confessione completa.
— Gary, il tuo DNA è schiacciante. Ti offriamo l’unica cosa che possiamo: la tua vita. Ma devi essere sincero, su tutto. Quante vittime? Dove sono?
— Va bene, se l’accordo è valido, vi dirò dove sono. Ma dovete capire: non ricordo tutti i nomi. Ricordo i posti, i fiumi, i boschi. Non mi piaceva lasciarle in giro.
Man mano che confessava, il tono diventava sempre più agghiacciante per la totale mancanza di emozioni.
— Raccontaci di Wendy. Come l’hai incontrata.
— L’ho presa sul Pacific Highway. Era una prostituta. Eravamo in macchina, sul sedile anteriore. Le ho offerto del denaro per un atto sessuale. Poi, quando eravamo vicino al Green River, le ho messo le mani intorno al collo e l’ho strangolata.
— E poi?
— Ho sistemato il corpo. Ho fatto il mio dovere. L’ho nascosta. Cercavo di mettere i corpi in gruppi, a volte tre. Per facilitare il ritorno. Volevo che si decomponessero in modo naturale. Non volevo che fossero trovati subito.
— Gary, cosa provavi quando strangolavi queste donne?
— Nulla. Era solo una cosa che dovevo fare. Era un progetto. Le odiavo. O forse odiavo quello che rappresentavano. Ma dopo non provavo nulla. Andavo a casa. Andavo in chiesa. Ero un marito. Ero Gary.
L’unica crepa emotiva reale si aprì durante l’udienza di condanna. Un padre delle vittime si rivolse direttamente a lui.
— Mr. Ridgway, ci ha reso molto difficile vivere secondo ciò in cui credo, che è quello che Dio dice di fare: perdonare. Ma per lei, signore, lei è perdonato.
Ridgway scoppiò in un pianto sommesso. Gli psicologi dibatterono a lungo se fosse vero pentimento o autocompassione. Fu comunque l’unico momento in cui qualcosa di umano trapelò attraverso la maschera.
L’interrogatorio si concluse con Ridgway che disegnò mappe precise per aiutare la polizia a localizzare le fosse comuni.
Di tutta la sua lista di vittime, adescava principalmente prostitute e ragazze vulnerabili, promettendo soldi o passaggi. Le strangolava con le mani o con oggetti improvvisati. I corpi venivano abbandonati nei boschi, nei pressi del Green River. Tornava sui luoghi per avere rapporti sessuali con le vittime morte. Ebbe un’incredibile capacità di sfuggire agli inquirenti per anni, nonostante fosse già sospettato negli anni Ottanta. Solo nel 2001, grazie all’analisi del DNA, fu arrestato definitivamente.
Ricordiamo la sua totale mancanza di empatia, i suoi tratti antisociali e psicopatici, la sua ossessione sessuale compulsiva, la sua necrofilia, la sua misoginia — in un contrasto terrificante tra un’immagine pubblica di uomo normale e una vita da predatore.
Gary Ridgway ci mostra quanto un serial killer possa nascondersi tra la gente comune. Quelle ragazze potevano essere le nostre figlie, le nostre sorelle, le nostre madri. E quello di Gary Ridgway fu un massacro. La sua normalità apparente fu la sua arma più letale. Ma cosa rende capace un uomo di tornare a casa dal figlio dopo aver strangolato e avuto rapporti sessuali con i corpi delle sue vittime? È solo una malattia mentale, o un odio coltivato sin dall’infanzia?
Fonti storiche e documentarie
- Encyclopaedia Britannica – Gary Ridgway: britannica.com/biography/Gary-Ridgway
- King County Sheriff's Office – Green River Homicides Investigation: kingcounty.gov
- David Reichert, Chasing the Devil: My Twenty-Year Quest to Capture the Green River Killer (2004)
- Catching Killers – episodio "Body Count: The Green River Killer", Netflix (2021): imdb.com/title/tt15840056
- The Green River Killer: Mind of a Monster – documentario, Investigation Discovery (2020): imdb.com/title/tt12891978