Gary Ridgway | L'approfondimento sul Green River Killer

Dentro la mente di Gary Ridgway: psicopatia, parafilia e la banalità del male nella periferia americana.
• psicopatia e assenza totale di empatia • necrofilia e controllo • la famiglia come incubatore della devianza • invisibilità sociale e doppia vita

La psicopatia: un manuale vivente

Ridgway era il ritratto della banalità del male nella periferia americana. Nessun fascino manipolativo, nessuna stravaganza. Era semplicemente irrilevante, e questa estrema ordinarietà fu il suo camuffamento più efficace. La sua vita era uno schema rigido: casa, lavoro, chiesa. Una routine che allontanava ogni sospetto e rifletteva la pianificazione meticolosa dei suoi crimini.

Psicologicamente è un manuale di psicopatia con forti elementi di parafilia. Lo strangolamento manuale era il suo metodo preferito: un atto intimo, che richiede contatto fisico prolungato, indicativo di un bisogno di controllo totale sulla persona. Per lui l’omicidio era l’atto finale del dominio. Ammise di aver avuto rapporti sessuali con i corpi delle vittime. La motivazione che fornì fu agghiacciante: lo faceva per risparmiare denaro in prostitute. Una riduzione totale della persona a oggetto, senza residuo di umanità.

Per Ridgway le prostitute erano facili da prendere. E le odiava. La sua totale incapacità di empatia, unita alla sua ossessione sessuale compulsiva, gli permetteva di commettere atti orribili per poi tornare a casa dalla sua famiglia.

La famiglia come incubatore della devianza

Le madri di molti serial killer tendono ad essere manipolative e umilianti, alimentando un profondo rancore. Mary Rita Steinman fu per Gary qualcosa di più preciso e più devastante: una figura dominante, sessualmente ambigua nella sua percezione, che lo mortificava sistematicamente per la scarsa intelligenza scolastica e per l’enuresi notturna. A forza di subire quegli atteggiamenti intrusivi, Gary iniziò a manifestare atti di crudeltà verso animali e persone.

Il padre Thomas era assente, passivo, inaffidabile. Introdusse la devianza sessuale nella mente del figlio normalizzando l’idea che la sessualità fosse qualcosa di furtivo, disprezzabile, mercificabile. Gary sviluppò la convinzione che fare sesso con una persona morta fosse innocuo: non saresti stato scoperto, non c’erano sentimenti, non c’erano legami. La donna non si sarebbe opposta. Non avrebbe sentito nulla.

La doppia vita e l'invisibilità sociale

Gary Ridgway lavorò per trent’anni come verniciatore di camion presso la Kenworth a Seattle. Era descritto come un collega tranquillo, assiduo frequentatore della chiesa. Andava a messa, leggeva la Bibbia, mostrava ai clienti le foto di suo figlio per guadagnarsi la fiducia. La sua natura silenziosa e apparentemente noiosa lo rendeva invisibile davanti agli occhi della polizia e dell’intera comunità.

Questa sua estrema ordinarietà non era una maschera costruita con cura come quella di Bundy. Era qualcosa di più sottile e più efficace: una vita genuinamente grigia, priva di eccessi, che non offriva nessun appiglio. Non doveva fingere di essere normale. Era normale. E dietro quella normalità, passava le notti a cercare vittime lungo la Pacific Highway South.

Il suo vero genio fu l’invisibilità. Usava la sua vita ordinaria come un continuo camuffamento. Nel suo totale isolamento emotivo riusciva a commettere atti orribili per poi tornare a casa dalla sua famiglia senza che nulla trapelasse, senza che nessuno vedesse, senza che nessuno fermasse ciò che stava diventando.

Trascrizione dell’episodio

Ridgway era il ritratto della banalità del male nella periferia americana. Lavorò per decenni come operaio presso la Kenworth a Seattle. Era descritto come un collega tranquillo, assiduo frequentatore della chiesa. Non aveva il fascino manipolativo di Ted Bundy né la stravaganza di Gacy. Era semplicemente irrilevante. Questa sua estrema ordinarietà fu il suo camuffamento più efficace. La sua vita era un rigido schema, una routine fatta di casa, chiesa e lavoro. Questo gli permise di allontanare ogni sospetto e mantenere un buon controllo sulla sua vita, che si rifletteva nella pianificazione meticolosa dei suoi crimini.

Psicologicamente Ridgway è un manuale di psicopatia con forti elementi di parafilia. Lo strangolamento manuale era il suo metodo preferito, un metodo intimo che richiede sforzo fisico, indicando un controllo totale sulla persona. Per lui l’omicidio era l’atto finale del dominio. Ammise di aver avuto rapporti sessuali con le vittime. La motivazione che diede fu raccapricciante: lo faceva per risparmiare denaro in prostitute. Una riduzione totale della persona a mero oggetto, senza alcuna preoccupazione di cosa significasse avere uno scambio, una relazione normale con una persona.

Per Ridgway le prostitute erano facili da prendere e le odiava. Mary Rita Steinman e Ridgway si trasferirono presso SeaTac, Washington, dove Ridgway crebbe con i due fratelli in un ambiente familiare problematico. La dipendenza da questa madre sessualmente provocante e psicologicamente dominante, la sua idea fuorviante sulle donne, il suo essere opprimente e umiliante di fronte ai risultati scolastici del figlio e alle sue enuresi notturne danneggiò per sempre la mente di Gary.

Le madri di molti serial killer tendono ad essere manipolative e umilianti, alimentando un profondo rancore. Il padre invece era assente, passivo, inaffidabile, e introdusse la devianza sessuale nella mente di Gary, legittimando che la sessualità fosse qualcosa di furtivo, disprezzabile, mercificabile, da comprare. Gary sviluppò l’idea che fare sesso con una persona morta fosse innocuo, che non saresti stato scoperto. Non c’erano sentimenti, non c’erano legami. La donna non si sarebbe opposta e non avrebbe sentito nulla.


Dall’interrogatorio di Gary Ridgway con gli investigatori:

— Ero arrabbiato con lei perché continuava a spingermi, a spingermi, a spingermi a ricordare cose che non riuscivo a ricordare. Volevo solo che si fermasse.
— E non si fermò.
— Non lo sapeva. Le altre cose, invece di farle del male a lei, le facevo alle cose vive. Uccidevo animali. Ho accoltellato un bambino una volta, con un coltello. Ma era su quello che sfogavo la mia aggressività. Non potevo sfogarla su mia madre, quindi la sfogavo sugli animali.
— Quanti animali hai ucciso?
— Oh, ho ucciso molti uccelli. Un gatto, soffocato. Cuccioli di cani, per farli soffrire. Ho tirato molti sassi a mio fratello.

— E poi, dopo che era morta, cosa avresti fatto?
— Non lo sapevo. Volevo solo che si fermasse. Con le mani. Forse con un coltello.
— Cosa avresti fatto con il coltello?
— Tagliarle la gola. Per farla smettere di umiliarmi. Non riuscivo a ricordare le cose, e quello era l’unico modo che riuscivo a immaginare per farle smettere.
— Quando hai cominciato ad avere fantasie sessuali su tua madre?
— A 14 o 15 anni, credo.
— Raccontami.
— La vedevo prendere il sole. Pensavo che sarebbe stata… che avere rapporti con lei sarebbe stato bello. Ma era mia madre. Era l’unica donna nella mia vita. Conoscevo solo le ragazze del quartiere. Avevo fantasie di avere rapporti con lei, ma sapevo che non era giusto. Era sempre in costume. Usciva dal lavoro e andava in giardino. Era invitante fantasticare. Tutte le donne mi attraevano così. Sono diverse. Mi eccitavano.
— Nello stesso periodo odiavi tua madre per quello che ti faceva.
— Sì.
— Come convivevano questi pensieri nella tua testa?
— Quando era lì sdraiata, era più un oggetto sessuale che una madre. Le fantasie sessuali e il desiderio di farle del male erano due cose separate. Quando era sempre lì a umiliarmi.

Fonti storiche e documentarie

  • Encyclopaedia Britannica – Gary Ridgway: britannica.com/biography/Gary-Ridgway
  • King County Sheriff's Office – Green River Homicides Investigation: kingcounty.gov
  • Tomas Guillen, Serial Killers: Issues Explored Through the Green River Murders (Prentice Hall, 2007)
  • David Reichert, Chasing the Devil: My Twenty-Year Quest to Capture the Green River Killer (2004)
  • The Green River Killer: Mind of a Monster – documentario, Investigation Discovery (2020): imdb.com/title/tt12891978
  • Catching Killers – episodio "Body Count: The Green River Killer", Netflix (2021): imdb.com/title/tt15840056