I Treni di Tozeur: La frontiera dell’anima e il cammino verso l’Eterno

Con questo bellissimo brano del 1984, Battiato e Alice portano l’esoterismo e la storia coloniale sul palco dell’Eurovision Song Contest. Inizialmente Battiato non voleva andare al Festival in Lussemburgo. Accettò solo a patto di poter portare Alice e di poter cantare una canzone che non fosse minimamente “sanremese”. Il fatto che si classificarono quinti nonostante la complessità del brano dimostra la forza ipnotica della melodia. Le giurie rimasero stregate da quello stile operistico che appariva dal nulla in una canzone pop.

È questo un brano che profuma di sabbia, di miraggi e di un tempo che non scorre in linea retta, ma in circolo. Tozeur è un’oasi nel deserto tunisino, circondata dal Chott el-Jerid, un immenso lago salato prosciugato dove spesso si manifestano miraggi.

La curiosità storica più affascinante è che a Tozeur, all’epoca, non passavano treni passeggeri regolari per la frontiera. Quelli che passavano erano treni merci che trasportavano fosfati dalle miniere. L’immagine di questi treni lenti è quindi già di per sé un miraggio, un simbolo di un progresso che attraversa il deserto senza fermarsi, guardato con distacco dai “villaggi di frontiera”. Le miniere di Tozeur estraggono fosfati. Il fosfato è legato alla luce (dal greco phosphoros, “portatore di luce”). C’è un contrasto potente tra l’oscurità della miniera e la luce del sale e del fosfato. È la metafora della ricerca interiore: bisogna scendere nel buio della propria terra (la miniera) per estrarre la luce della consapevolezza.

I villaggi di cui parla Battiato non sono solo luoghi geografici tra Tunisia e Algeria. Nella simbologia esoterica che Franco amava, la “Frontiera” è lo stato liminale tra la vita e la morte, o tra la veglia e il risveglio spirituale. Gli abitanti che “guardano passare i treni” rappresentano l’umanità che osserva il tempo scorrere senza riuscire a intervenirvi, intrappolata in una dimensione orizzontale, mentre il treno (il destino, l’evoluzione) prosegue verso una meta ignota, verticale. Con poche parole, Battiato riusciva a descrivere intense e profonde realtà, che hanno un fascino eterno.

“Nei villaggi di frontiera guardano passare i treni

Le strade deserte di Tozeur

Da una casa lontana tua madre mi vede

Si ricorda di me delle mie abitudini

E per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità

Passano ancora lenti i treni per Tozeur.”

L’Eurovision fu uno shock culturale. Mentre gli altri paesi portavano canzoni pop leggere, Battiato presentò un brano che citava Mozart e parlava di navi spaziali in chiese abbandonate. Il testo è un gioco di specchi tra il passato (la memoria) e il futuro (il viaggio interstellare).

Nel ritornello c’è la critica al ritmo frenetico della modernità occidentale. La “velocità” di Tozeur è quella della contemplazione, del tempo dilatato del deserto. Quella “velocità diversa” di cui parla Battiato è l’unica vera forma di resistenza culturale rimasta. Essere un’osservatrice ai bordi della ferrovia non significa essere passiva, ma rifiutare di salire su un treno che corre verso il nulla. È la scelta di chi preferisce il miraggio del deserto alla realtà di plastica del “progresso” a tutti i costi.

Il ricordo della madre è un’immagine domestica e sacra al tempo stesso. La madre è la custode della memoria, colei che riconosce l’essenza dell’uomo oltre le sue maschere.

“Nelle chiese abbandonate si preparano rifugi

E nuove astronavi per viaggi interstellari

In una vecchia miniera distese di sale

E un ricordo di me come un incantesimo…”

Nella seconda strofa troviamo il puro Battiato. Il sacro (la chiesa) e la tecnologia spirituale (l’astronave) si fondono. Suggerisce che la prossima evoluzione umana non avverrà nei laboratori, ma in luoghi di silenzio e preghiera, dove si prepara il “decollo” della coscienza verso l’ignoto. Il sale è ciò che resta quando l’acqua (l’emozione, la vita) evapora. È la purezza estrema, ma anche la sterilità che conserva il ricordo “come un incantesimo”.

L’architettura del suono

Musicalmente, il brano è un perfetto equilibrio tra pop, elettronica e musica colta.

Il richiamo di Mozart: Nel finale, un coro di tre soprani canta un frammento del Flauto Magico di Mozart (“Doch der Weg zur Ewigkeit”, ovvero “Ma il cammino verso l’Eternità”). Mozart era un iniziato, e Battiato usa questo frammento per ribadire che la canzone non parla di un viaggio geografico, ma di un cammino spirituale verso l’immortalità. Dobbiamo approfondire quel coro finale. Le parole esatte sono tratte dall’Atto II, Scena 28 del Flauto Magico.

Mozart scrisse quest’opera intrisa di simbologia massonica e iniziatica. Il coro dei due armigeri canta queste parole mentre il protagonista, Tamino, si appresta a superare le prove del Fuoco e dell’Acqua per l’iniziazione. Inserendo questo frammento, Battiato trasforma una canzone pop in un rituale di passaggio. Ci dice che per raggiungere l’Eternità (Tozeur/l’Oasi) bisogna attraversare prove terribili e restare saldi.

Il ritmo è cadenzato, quasi a mimare il movimento lento e pesante dei treni carichi di minerale. I sintetizzatori creano un’atmosfera calda, “gialla” come la sabbia, mentre gli archi danno al brano una dignità epica. La voce delicata di Battiato e quella profonda ma cristallina di Alice creano un contrasto perfetto: l’elemento maschile e quello femminile si fondono nel racconto di un’unica visione.

Un’estetica coloniale e metafisica

Il video della canzone è un documento prezioso. Girato in un giardino che ricorda molto quello di Battiato a Milo, mostra lui e Alice vestiti con abiti che richiamano l’epoca coloniale, circondati da una vegetazione lussureggiante.

Quell’estetica serve a creare un senso di nostalgia per un tempo mai vissuto. È la “saudade” per una patria spirituale che abbiamo dimenticato e che cerchiamo di ricostruire attraverso i ricordi della “madre”.

Visioni: il giardino come Tozeur

Tozeur, in fondo, è un luogo della mente. In un mondo dominato dalla frenesia del “fare”, il mio giardino è, da qualche tempo, la mia oasi di frontiera. È il luogo dove lascio passare i treni del caos esterno cercando di non farmi travolgere. Come le chiese abbandonate del testo, forse anche i nostri spazi di solitudine sono i cantieri dove stiamo costruendo le nostre “astronavi” per capire meglio chi siamo. Ai bordi di quella ferrovia, non siamo soli: siamo in attesa di una velocità che il mondo attuale non può comprendere. È incredibile come questo brano ci insegni a guardare il “passaggio” delle cose con occhi diversi.

Battiato non mi ha regalato solo un’immagine suggestiva, ma ha nascosto nel finale di Mozart la chiave di tutto: la vita a un’altra velocità è il cammino verso l’Eternità. Non è un viaggio per tutti, ma per chi, come Tamino nel Flauto Magico o come noi nel nostro giardino, è disposto a guardare oltre il miraggio del sale e del deserto per trovare la propria astronave interiore.

Cosa ne pensate di questa “velocità diversa”? Vi sentite anche voi osservatori ai bordi della ferrovia, mentre il mondo corre verso mete che non ci appartengono?