Con “La stagione dell’amore” (1983), contenuta nell’album “Orizzonti perduti”, Battiato firma quello che apparentemente sembra un classico brano pop sull’amore, ma che in realtà è un profondo trattato sul Tempo, sull’illusione del desiderio e sulla ciclicità dell’esistenza. È una delle sue canzoni più celebri, capace di unire una melodia indimenticabile a una malinconia metafisica che tocca corde universali: per la prima volta Battiato abbandona gli archi reali per affidarsi totalmente all’elettronica dei sintetizzatori e ai primi computer musicali.
“La stagione dell’amore viene e va
I desideri non invecchiano quasi mai con l’età
Se penso a come ho speso male il mio tempo
Che non tornerà, non ritornerà più”
Battiato apre con una constatazione quasi scientifica: l’amore non è uno stato perenne, ma una “stagione”, qualcosa che risponde a leggi cicliche come la natura. La frase sui desideri è fulminante: il nostro corpo invecchia, ma la spinta del desiderio rimane giovane, creando un attrito doloroso tra ciò che vorremmo essere e ciò che il tempo ci permette di essere. È il paradosso dell’essere umano: un’anima senza tempo intrappolata in un orologio biologico.
Emerge poi la malinconia metafisica. Non è il rimpianto per un amore perduto, ma per il tempo sprecato in stati di sonno o di inconsapevolezza. In pieno stile Gurdjieff, Battiato ci ricorda che il tempo è l’unica risorsa non rinnovabile. Tuttavia, questo pensiero non serve a deprimerci, ma a spingerci verso una nuova qualità dell’attenzione per la “stagione” che verrà.
Qui torna il tema del “miraggio”. La promessa di un nuovo amore è sempre entusiasmante, ma Battiato ci avverte: dura un istante, poi svanisce nel “niente” della quotidianità. Ci invita a non rincorrere l’entusiasmo della novità, ma a comprendere la meccanica che ci spinge a cercare sempre “un’altra stagione” per fuggire dal vuoto interiore.

L’etica del distacco: Non rimpiangere le occasioni
Nel prossimo passaggio Battiato si fa maestro di vita. Il rimpianto è un’emozione “parassita” che consuma energia preziosa. Le occasioni perse fanno parte del disegno; soffermarsi su di esse significa sprecare altro tempo. L’invito è alla resilienza spirituale: ogni nuovo entusiasmo è una “nuova possibilità per conoscersi”. L’amore, per Battiato, non serve a possedere l’altro, ma è uno specchio per approfondire la conoscenza di sé.
“La stagione dell’amore viene e va
All’improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà
Ne abbiamo avute di occasioni perdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai
Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore
Nuove possibilità per conoscersi e gli orizzonti perduti non si scordano mai”
Abbiamo perso occasioni? È normale, fa parte del gioco. Il messaggio è che l’importante è volgere lo sguardo al futuro con un “nuovo entusiasmo”, ma con una consapevolezza diversa, meno ingenua, più centrata.
Il titolo dell’album risuona nel finale. Gli “orizzonti perduti” sono i paradisi dell’infanzia, le occasioni mancate, i sentieri non battuti. Non tornano fisicamente, ma restano come coordinate nella nostra geografia interiore. È un’accettazione serena della finitudine: alcune cose sono perse per sempre, e proprio in questa perdita risiede la loro sacralità.
“Questa volta quanto durerà”. Questa domanda, nell’ultima strofa, rivolta alla nuova stagione, è il dubbio di chi ha studiato la “meccanica” degli uomini e sa che ogni entusiasmo, per quanto forte, è destinato a mutare. Si nota la sottile differenza tra le due strofe finali. Nella prima Battiato dice che gli orizzonti perduti “non si scordano mai”, nella seconda che “non ritornano mai”. Prima ci rassicura sulla persistenza del ricordo, poi ci mette davanti alla definitività della perdita, per cui inevitabile è la sofferenza del distacco.

L’estetica sonora: L’alba dell’elettronica elegante
Musicalmente, il brano è un gioiello di equilibrio: il giro di tastiera/synth iniziale è diventato iconico. È costruito su un arpeggio del sintetizzatore Prophet-5 che dà un suono circolare, limpido, quasi “mattutino”, che evoca perfettamente l’idea di una stagione che sboccia, del tempo che gira.
Il ritmo è privo di suoni acustici ma si basa su una batteria elettronica programmata che dà al brano un sapore moderno e urbano, sostenuto ma mai aggressivo (quasi a riflettere la natura “meccanica” delle nostre emozioni. Accompagna l’ascoltatore come un battito cardiaco regolare, come una danza popolare ma catartica. Battiato usa un tono calmo, sottile, quasi didascalico e apparentemente inespressivo, come fosse un osservatore, un narratore. Non urla la sua passione, la espone come una verità filosofica, rendendo il brano estremamente elegante e senza tempo. Questo distacco scientifico rende il brano ancora più universale.
A differenza di molti brani di quel periodo, qui Battiato punta tutto su un’elettronica “umana”. Voleva che la canzone suonasse come il futuro, non come il passato. Abbandonati gli archi di Giusto Pio, questo diventa un brano anticipatore di una sorta di “solitudine tecnologica” sempre più vicina al “ritiro spirituale” come reazione necessaria.
Il videoclip, girato in un ambiente minimalista, mostra un Battiato che guarda fisso in camera. È un invito all’onestà: non ci sono effetti speciali perché la “stagione dell’amore” è un fatto interiore che non ha bisogno di ornamenti. L’intero album parla di memoria e di luoghi d’infanzia. La stagione dell’amore serve a dirci che anche i sentimenti sono “geografie” che attraversiamo e che cambiano con noi.
Coltivare l’attimo: la colonna sonora dell’audacia e della pazienza
Nel mio giardino, questo brano ha assunto un significato speciale:
Proprio come i miei fiori, le mie idee, le mie creazioni ben custodite, anche i miei sentimenti hanno un tempo di fioritura e uno di sfioritura, di riposo. L’esercizio più difficile è imparare a non forzare la primavera se è ancora inverno, a non essere una “macchina”: scrivere e riflettere è il mio modo per smettere di essere un automa del desiderio e iniziare a essere la padrona della mia “stagione”. Io che inizio cento cose e non ne termino una perché rincorro il Tempo e lui mi sfugge e mi suggerisce che non posso stare sempre “quanto voglio e come voglio” sui sentimenti, ma che c’è un tempo per iniziare e uno per concludere.
In passato ho perso tante occasioni, come forse molti di noi, e il bello di questo brano è che risulta come un rito di liberazione. Il mio giardino rinasce ogni anno, così come me. La stagione dell’amore è anche la colonna sonora della pazienza. Come i fiori che appassiscono per lasciare il posto ai nuovi germogli, così gli entusiasmi non sono errori, ma fasi. E se non si concludono, si potranno sempre riprendere, rinverditi e rinnovati. Quando sento di aver “speso male” il mio tempo in passato, il giardino mi ricorda che c’è sempre un riscatto. Ogni minuto passato a scrivere o a osservare una pianta è tempo “speso bene”, perché è tempo cosciente. Le occasioni perse sono concime per le nuove possibilità di conoscersi che fioriranno domani.
Senti anche tu che i tuoi desideri sono rimasti “giovani” nonostante il tempo trascorso? Questo brano ci dice che non è un’illusione, ma la nostra vera natura che preme per uscire. Ti senti in una fase di “entusiasmanti promesse” o in una di “riflessione sul passato”? Questo brano ci insegna che, in ogni caso, la prossima stagione è già in viaggio verso di noi.


